Emissioni di CO2 pro capite e totali in Italia e altri paesi (1970-2017)

Vediamo un confronto tra le emissioni CO2 dell’Italia e quelle di altri paesi europei e non.


(aggiornato con i dati 2017)

Avevamo già visto l’andamento delle emissioni di CO2 dell’Italia nel grafico che le metteva a confronto con i consumi di energia e il PIL monetario. Volendo fare un confronto con altri paesi, c’è la necessità di prendere come riferimento un indice relativo.

Nei grafici suddetti era stata rappresentata l’intensità carbonica, sia del settore energia (emissioni/consumi di energia), sia del settore economico (emissioni/PIL). Trovare però dati di lungo periodo sul consumo di energia di diversi paesi non è facile, mentre per il PIL c’è il problema delle valute diverse che possono falsare i valori.

Per questi motivi si è preferito far riferimento alle emissioni di CO2 pro capite, ovvero l’intensità carbonica calcolata sulla popolazione. Vediamo i grafici:

Emissioni di CO2 pro capite per paese (1970-2017)Una prima considerazione da fare è che l’Italia, tra i paesi con economia avanzata, è sempre stato un basso emettitore di CO2, in particolar modo nel passato. Questo deriva dal fatto che l’Italia non è mai stata un grande utilizzatore del carbone per la produzione di energia elettrica preferendo ad esso gli idrocarburi (petrolio prima, gas successivamente). Il carbone invece ha avuto un ruolo fondamentale in molti altri paesi, come si può osservare dai dati sul peso di tale fonte nella produzione elettrica europea e mondiale.

La scelta italiana di puntare sugli idrocarburi, comunque, non è derivata tanto dalla volontà di inquinare meno, quanto piuttosto da precise scelte di politica industriale (basta pensare al ruolo dell’ENI) che avevano fatto dell’Italia uno dei principali produttori ed esportatori di idrocarburi raffinati al mondo.

Anche il settore dei trasporti in passato ha avuto un ruolo importante nel mantenere basse le emissioni italiane, probabilmente per una minore diffusione degli autoveicoli e l’abitudine ad usare mezzi leggeri e quindi meno inquinanti. Tale virtuosità si è comunque annullata nel tempo.

In Germania, Francia e Regno Unito l’uso del carbone è andato comunque calando nel tempo e questo ha consentito di contenere le emissioni del settore elettrico, non di ridurle, visto che il consumo di energia elettrica è cresciuto molto.

In generale in Europa la tendenza al calo che si nota deriva principalmente da una riduzione delle emissioni nel settore edifici e industria.

Anche se l’Italia ha mantenuto una posizione virtuosa, gli altri paesi europei hanno recuperato molto nel tempo, tanto che la Francia ci ha superato già nel 1987, mentre il Regno Unito ci ha superato nel 2017. Dal 2009 l’Italia ha riguadagnato qualcosa o ridotto le perdite rispetto agli altri paesi europei, ma questo deriva solo dai maggiori effetti delle crisi economiche. Non è quindi una situazione particolarmente positiva.

Nel complesso oggi Italia, Francia e Regno Unito sono su livelli di emissioni pro capite simili. Solo la Germania, che mantiene ancora un cospicuo uso del carbone, risulta staccata ma comunque più vicina rispetto al passato.

Anche gli Stati Uniti hanno avuto un calo delle emissioni pro capite per motivi simili a quelli detti per i paesi europei, pur con tempi un po’ diversi. Il grafico mostra però in modo impietoso come questo paese sia un emettitore di CO2 decisamente più attivo. Per di più tale situazione non deriva tanto da un utilizzo esagerato di fonti ad alte emissioni, ma da una generale tendenza a consumare energia in modo allegro e con scarsa efficienza, aspetto insolito per paesi ad economia avanzata ma che in parte si giustifica con il fatto di avere notevoli risorse di combustibili fossili da sfruttare.

Tra tutti i paesi considerati è la Cina l’unico che mostra valori in significativa crescita, influenzati dallo sviluppo economico avuto in particolare dall’inizio degli anni 2000.

Nonostante la veloce crescita, la Cina si posiziona poco al di sopra dell’Unione Europea (che ha superato dal 2012). Forse molti si sarebbero aspettati valori più alti ma bisogna considerare che la Cina a livello di ricchezza pro capite (e consumi di energia pro capite) è da considerare ancora un paese in via di sviluppo e abbastanza povero.

In realtà, quindi, la posizione di questo paese nel grafico è insolitamente elevata ed è legata al fatto di avere un sistema energetico molto centrato sul carbone, in particolare per la produzione di energia elettrica (circa il 67% oggi ma con picchi dell’80% durante gli anni 2000). In pratica la Cina sta vivendo ancora oggi la sua “fase carbone”, come capitato a diversi stati europei nel periodo tra gli anni ‘50 e ‘80.

Ad ogni modo si può notare che negli ultimi anni le emissioni cinesi hanno rallentato e addirittura invertito leggermente la tendenza, ad indicare che anche in Cina l’uso del carbone sta iniziando a rallentare nel settore energia, mentre nel settore industriale si vedono anche timidi regressi.

Il Giappone è l’unico paese che mostra variazioni nel tempo assai ridotte, con una leggera tendenza a crescere che si è trasformata in una sostanziale stasi da metà anni ‘90.

Il blocco della produzione nucleare a seguito dell’incidente di Fukushima nel 2011 (ancora oggi riavviata solo in minima parte), ha portato ad un temporaneo aumento delle emissioni ma senza provocare quel disastro che molti teorizzavano.

L’India è un paese in via di sviluppo come la Cina e vorrebbe ripercorrere le stesse orme di quest’ultima ma per ora la crescita economica è più lenta e, come si vede, pure le relative emissioni di CO2.

La voce resto del mondo, che fa riferimento a circa metà della popolazione mondiale, rappresenta sia paesi con economia più moderna come Russia, Corea del Sud e Canada, ma ancor di più paesi in via di sviluppo in Asia, Medio Oriente, America del Sud e Africa. A causa della composizione eterogenea i valori sono superiori a quelli di un paese come l’India ma nel complesso l’andamento è quasi piatto. Anche in questo caso, quindi, la crescita economica dei paesi in via di sviluppo non è ancora su livelli tali da incidere pesantemente sulle emissioni pro capite.

Va detto che la maggiore consapevolezza rispetto al passato degli effetti inquinanti dell’utilizzo di certi combustibili fossili (non solo in termini di CO2) può in parte influenzare le scelte attuali dei paesi in via di sviluppo.

Vediamo ora un grafico che riepiloga le emissioni pro capite mondiali di CO2:

Emissioni mondiali di CO2 pro capite (1970-2017)Da notare che la scala di rappresentazione è un quarto rispetto al grafico precedente, quindi da un punto di vista visivo le variazioni sono amplificate di quattro volte.

Sono evidenti gli effetti delle riduzioni avute in Europa e Stati Uniti, tanto che nei primi anni ‘80 si assiste ad un calo e poi ad una lunga fase più o meno stazionaria. Solo l’esuberante crescita economica della Cina (e in parte minore di altri paesi) ha portato ad una nuova risalita all’inizio degli anni 2000. In questo modo si sono raggiunti i valori massimi del periodo considerato, anche se, come visto per la Cina, si nota l’inizio di una fase di stallo e di leggere decrescita.

Nel complesso potremmo dire che le emissioni mondiali non sono cresciute molto ed hanno un andamento abbastanza piatto. Possiamo stare tranquilli, quindi? Non esiste nessun problema? No, perché bisogna ricordare che finora si è parlato delle emissioni pro capite. C’è da considerare il piccolo dettaglio che nel periodo considerato la popolazione di tutti i paesi e quella mondiale ha continuato a crescere.

Ciò che conta alla fine sono le emissioni totali. Vediamo i grafici relativi ai vari paesi:

Emissioni di CO2 per paese (1970-2017)Emissioni di CO2 per paese (1970-2017)Come si vede, considerando l’incremento e la consistenza della popolazione, la situazione è ben peggiore rispetto ai grafici precedenti. La riduzione delle emissioni nell’Unione Europea è meno accentuata, mentre negli Stati Uniti era addirittura in crescita fino ad una decina di anni fa.

Non parliamo poi della Cina che ha decuplicato le proprie emissioni, con una vera e propria impennata a partire dal 2003. L’India, che nei grafici precedenti era quasi insignificante, qui tallona l’Unione Europea (che probabilmente supererà nel giro di una decina di anni).

Pure la voce resto del mondo, che nel precedente grafico risultava quasi piatta, mostra qui gli effetti dell’elevato sviluppo demografico di alcuni paesi in via di sviluppo. In termini assoluti è la voce che negli ultimi anni da il contributo maggiore di incremento, ma bisogna ricordare che si tratta di metà della popolazione mondiale.

Per avere un’idea complessiva, vediamo quindi il grafico con le emissioni mondiali:

Emissioni mondiali di CO2 (1970-2017)Risulta ora più chiaro dove è il problema. Limitarsi a contenere le missioni di CO2 pro capite non è sufficiente; considerando che la popolazione mondiale continuerà ancora ad aumentare per diversi decenni, sarebbe necessario avviare una riduzione più netta.

Negli ultimi anni la riduzione delle emissioni pro capite è stata circa solo di 0,1 tonnellate/anno e come si vede in tali condizioni le emissioni totali non smettono di crescere. La riduzione dell’utilizzo del carbone e l’incremento dell’efficienza in altri settori che già si iniziano a notare in Cina e il proseguimento della tendenza alla riduzione nei paesi più avanzati, potrebbero non essere sufficienti ad invertire la tendenza nei prossimi anni.

Nell’attuale situazione, anche nell’ipotesi ottimistica di una inversione del trend, è difficile pensare che si riescano ad ottenere in pochi anni riduzioni significative, proprio a causa dell’aumento della popolazione e dello sviluppo dei paesi emergenti. Quindi anche un’eventuale inversione di tendenza sarà lenta e questo, a detta di molti, può essere un grave problema, perché potrebbe essere inutile nell’incidere sui possibili effetti che le emissioni antropiche di CO2 hanno sul clima.

Va ricordato infatti che qui stiamo parlando di dati di flusso (emissioni annuali) ma bisogna considerare anche il dato di stock, ovvero il cumularsi delle emissioni annuali che vanno ad incrementare la concentrazione di CO2 nell’atmosfera.

 


Fonti

I dati sulle emissioni di CO2 sono tratti dal sito web della Commissione Europea EDGAR (Emission database for global atmospheric research) sezione “Emission data and maps; 2018 report – Fossil CO2 emissions of all world countries” scaricando il file “edgar_fossil_CO2_booklet2018”.

I dati sulla popolazione utilizzati per calcolare i valori pro capite per i paesi europei sono tratti dal sito Eurostat sezione “Population and social conditions; Population (Demography, Migration and Projections); Population data; Database”. Per gli altri paesi e i valori mondiali i dati sono tratti dal sito World Bank.

 

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