Prodotto interno lordo reale per ora lavorata e lavoratore in Italia e altri paesi (1970-2018)

Si sente spesso parlare della produttività come di un fattore importante per la competitività del paese. Vediamo un confronto tra l’Italia e altri paesi.


(aggiornato con i dati del 2018 e corretti alcuni errori nei dati storici)

L’indice con il quale si vuole esprimere la produttività è in questo caso semplicemente il rapporto tra il PIL e il numero di lavoratori e di ore complessivamente lavorate nel paese.

Per prima cosa vediamo un panorama geograficamente ampio di questi due indici di produttività per il solo anno 2018. I valori sono rappresentati come numeri indice rispetto al valore ottenuto dai 28 paesi dell’Unione Europea nel loro insieme (UE28=100). Ecco il grafico:

Prodotto interno lordo per ora lavorata e lavoratore nel 2018Una prima considerazione da fare è che l’Italia ha dei valori che sono in entrambi i casi prossimi alla media dell’Unione Europea con 99 e 104 (erano 100 e 105 nel 2017).

In secondo luogo si nota che la produttività per lavoratore non è poi così lontana da paesi comunemente considerati “produttivi” come la Germania (104 contro 112).
Il discorso però cambia quando si va a considerare la produttività per ora lavorata; il dato della Germania si incrementa notevolmente rispetto al precedente, mentre quello dell’Italia cala leggermente. Il risultato è che alla fine la differenza tra i due paesi è più marcata (99 contro 136). Lo stesso comportamento si ha nei confronti di paesi come Francia, Olanda, Belgio, Danimarca.

Tutto ciò significa evidentemente che in Italia una persona occupata lavora in media molte più ore rispetto ai colleghi dei paesi citati in precedenza. Ad esempio le ore lavorate nel 2018 in Italia sono state 1.723 contro le 1.363 della Germania o le 1.520 della Francia. E’ un risultato abbastanza sorprendente visto che in genere si è portati a pensare che gli italiani lavorino poco. Soprattutto con le recenti riforme del lavoro e le crisi economiche, molti sostengono che una gran parte delle persone tira avanti con “lavoretti” da poche ore; non è così, almeno non rispetto ad altri paesi con cui ci confrontiamo.

Questo risultato non è comunque positivo perché significa che in Italia una persona lavora più ore per produrre meno PIL. Alla fine l’indice più rilevante in termini di produttività è quello orario, che non è influenzato dalle tipologie dei contratti di lavoro utilizzati.

Nel complesso si può notare che proprio sull’indice orario l’Italia rimane ben inferiore a tutti i paesi centro-occidentali dell’Europa ad eccezione del Regno Unito, che è un po’ meno lontano, della Spagna, che è inferiore ma non troppo, e del Portogallo, decisamente staccato.

Va detto che i risultati di alcuni paesi sono “falsati” a causa di alcune peculiari caratteristiche. Ad esempio Irlanda e Lussemburgo hanno un indice alto perché sono paradisi fiscali, mentre Norvegia, Danimarca e Stati Uniti, oltre ad avere economie moderne, hanno anche notevoli risorse naturali (petrolio, gas).

Bisogna chiarire che anche se questo indice di produttività fa riferimento al lavoro umano, in realtà non è particolarmente correlato al fatto che i lavoratori siano più stacanovisti o più pigri, ma dipende piuttosto dal contesto produttivo.
Per fare un esempio: un contadino che zappa la terra a mano potrà anche lavorare fino a spezzarsi la schiena ma non sarà mai produttivo come un contadino che utilizza un grande e moderno trattore. Allo stesso tempo, anche se un contadino utilizza metodi moderni, i prodotti agricoli che tratta non sono particolarmente innovativi e può subire la concorrenza di molti altri paesi, riducendo i margini e quindi la produttività.

In definitiva la produttività dipende dal progresso tecnico nei processi produttivi e relativa organizzazione del lavoro e dalla capacità di innovare i propri prodotti. Ecco spiegato perché i paesi meno produttivi (e quindi più poveri) sono quelli che utilizzano sistemi di produzione poco moderni ed hanno prevalentemente un’economia basata sull’agricoltura (prodotti tradizionali a basso contenuto innovativo).

Vediamo ora un grafico per osservare come è variata la produttività oraria nel tempo in Italia e in alcuni altri paesi:

Prodotto interno lordo reale per ora lavorata in Italia e altri paesi (1970-2018)Si può notare come la produttività di Germania e Francia abbia avuto nel tempo un andamento abbastanza simile. La Germania (ovest) è stata avanti fino alla riunificazione del 1991 con la parte est, che avendo un sistema produttivo arretrato ha fatto peggiorare notevolmente il dato. Questa differenza con la Francia si è mantenuta per diversi anni e solo recentemente la Germania è riuscita a riassorbirla.

L’Italia ha incrementato la propria produttività ad un ritmo simile a quello di Germania e Francia fino alla fine degli anni ‘70. Dai primi ‘80 è iniziato un rallentamento, peggiorato nella seconda metà degli anni ‘90 fino a diventare una vera e propria stasi a partire dal 2000. Negli ultimi 18 anni la produttività è praticamente invariata in Italia. Come si può notare a causa di ciò siamo stati superati dal Regno Unito, che pure negli ultimi anni non ha particolarmente brillato.

La Spagna ha avuto una fase di stasi a partire da metà anni ‘90 ma è tornata a crescere nella seconda metà degli anni 2000 tanto che ormai non è poi così distante dall’Italia in termini assoluti, mentre la distanza relativa si era già ridotta in passato.

Da notare infine come un paese “emergente”, la Slovenia, abbia superato il livello di produttività del Portogallo già da diversi anni.

Tornando all’Italia, probabilmente ci sarà qualcuno che tenderà ad associare l’inizio del periodo di stasi della produttività con l’introduzione dell’euro, visto che più o meno avvengono nello stesso periodo. Non ci sono però elementi per stabilire una causalità tra i due eventi, come d’altra parte si può dedurre dal diverso andamento degli altri paesi dell’area euro rappresentati nel grafico (solo il Regno Unito non ha l’euro). Non si capisce perché un eventuale effetto negativo debba aver colpito all’inizio degli anni 2000 solo l’Italia.

Per il resto, va ricordato che in linea generale dall’incremento della produttività dipende anche l’incremento delle retribuzioni orarie dei lavoratori. Non c’è da stupirsi, quindi, che il reddito orario da lavoro si sia incrementato poco negli ultimi anni (soprattutto al netto delle imposte), anche se il reddito da capitale se la passa peggio (vedi il grafico della composizione del PIL secondo il metodo del reddito).

 


Fonti

I dati sulla produttività per lavoratore e per ora lavorata sono stati calcolati a partire dai dati del PIL nominale espresso in euro tratti dal sito AMECO sezione “Domestic product; Gross domestic product; At current prices (UVGD)”.

Dal PIL nominale è stato calcolato quello reale utilizzando l’indice deflatore “Price deflator (PVGD)” tratto dalla stessa sezione precedente. L’anno di riferimento è stato portato dal 2010 al 2018.

I dati sul totale ore lavorate sono tratti sempre dal sito AMECO sezione “Domestic product; Gross domestic product; Gross domestic product per hour worked; Total hours worked (NLHT)”.
I dati sul numero dei lavoratori sono stati ottenuti dividendo il dato precedente per il numero di ore lavorate per persona occupata, “Average annual hours worked per person employed (NLHA)”, tratti dalla stessa sezione precedente.

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