Consumo e produzione di energia elettrica per fonte in Italia (1963-2019)

Il settore dell’energia elettrica in Italia negli ultimi anni ha subito una vera e propria rivoluzione. Vediamo perché.


(aggiornato con i dati del 2019)
Consumo Interno Lordo di energia elettrica per fonte in Italia (1963-2017)Consumo Interno Lordo di energia elettrica per fonte in Italia percentuali (1963-2017)Il Consumo Interno Lordo (CIL) non è altro che la somma delle varie produzioni nazionali lorde (l’energia misurata all’uscita dei generatori senza sottrarre i consumi per i servizi ausiliari degli impianti) più il saldo degli scambi con l’estero (+importazioni, -esportazioni).
Nel grafico è dato dalla somma del Termoelettrico, del Totale rinnovabili, del Saldo estero e del Nucleare. Rappresenta in pratica tutta l’energia consumata nel paese.

Come si vede il CIL ha avuto in passato un andamento decisamente regolare, quasi lineare. Sotto questo punto di vista è simile all’andamento visto per il PIL reale monetario.

Che i due valori, come è ovvio, siano in parte correlati lo si vede da come anche il CIL elettrico abbia subito dei cali significativi in corrispondenza delle crisi del 2009 e del 2012-13. Si nota, comunque, come i consumi elettrici siano calati in modo maggiore rispetto al PIL monetario.

In effetti questa generale tendenza al ribasso non può essere imputata solo alle conseguenze immediate e dirette della crisi economica, seppur predominanti, ma anche ad un vero e proprio cambiamento della struttura dei consumi che ha ridotto il peso delle attività a più elevata intensità energetica (cosiddette energivore).
Assistiamo quindi ad un vero e proprio cambiamento strutturale dei consumi, che renderà molto difficile un recupero del percorso lineare definito in passato.

Anche le politiche di incentivazione dell’efficienza energetica hanno sicuramente fatto la loro parte.

Nel 2019 il CIL è leggermente calato, passando da 331,9 a 330,2 TWh.

La fonte termoelettrica ha anch’essa mantenuto un andamento quasi lineare nel tempo, con una crescita più accentuata fino al 1973 ed una successiva più moderata che ha mantenuto il peso percentuale intorno al 70% per un lungo periodo.

Il crollo della produzione termoelettrica dal 2009 in poi è molto marcato perché si sono verificate due condizioni avverse contingenti: da una parte, come si è detto, il calo dei consumi; dall’altra il forte incremento delle rinnovabili. Il termoelettrico si è ritrovato a compensare entrambi.

Una tale situazione si verifica perché la termoelettrica, nel complesso, dal punto di vista tecnico è una fonte flessibile e programmabile del sistema produttivo e quindi può essere modulata in funzione della domanda. Inoltre dal punto di vista economico è una fonte che ha un’alta incidenza di costi variabili (ovvero alti costi marginali) e ciò significa che bruschi cali di domanda di energia (e quindi del relativo prezzo) rendono preferibile produrre meno e aspettare tempi migliori piuttosto che operare in un mercato che offre margini lordi di guadagno molto risicati.

Quindi complessivamente la termoelettrica è una fonte con una priorità minore rispetto alle altre sul mercato nel quale viene trattata l’energia elettrica (in base al cosiddetto ordine di merito).

Come si vede grazie ad un rallentamento della produzione rinnovabile, una leggera ripresa dei consumi e un calo del saldo estero, la produzione termoelettrica dal 2015 ha ripreso un po’ fiato.

Il picco di produzione del 2007, comunque, non verrà mai più recuperato perché la produzione rinnovabile è destinata a crescere nel tempo e a sostituirsi alla termoelettrica.

Nel 2019 la fonte termoelettrica ha fatto segnare una produzione di 176,2 TWh, in leggera crescita rispetto ai 173,6 TWh del 2018.

La produzione rinnovabile è sostanzialmente coincisa per un lungo periodo con quella dell’idroelettrico naturale (nel senso di considerare solo gli apporti naturali di acqua senza i pompaggi dal basso verso l’alto utilizzati per accumulare energia). La sottile differenza tra la linea verde e celeste nel passato è stata rappresentata solo dalla produzione geotermica (l’unica altra fonte storica rinnovabile).

A partire dai primi anni ‘90 hanno iniziato lentamente a sommarsi le “nuove” fonti rinnovabili: bioenergie, eolico e fotovoltaico.
In particolar modo la crescita di tali fonti è stata sbalorditiva a partire dal 2008 a seguito di un miglioramento dei meccanismi di incentivazione e di una progressiva riduzione dei costi delle tecnologie.

Si può notare come ormai la produzione delle “altre” rinnovabili (le nuove rinnovabili più il geotermico) abbia superato quella tradizionale dell’idroelettrico; un sorpasso da quale difficilmente ci sarà ritorno.

Infatti la produzione della fonte idroelettrica, come si vede, non mostra tendenze alla crescita per tutto il periodo considerato. Questo proprio in ragione della sua “storicità”. Tutte le località migliori dove costruire impianti sono già state sfruttate in passato, quindi i nuovi impianti risultano meno produttivi. Allo stesso tempo gli impianti più vecchi tendono a perdere efficienza. Va poi considerato il sempre maggior sfruttamento delle risorse idriche per scopi non elettrici.

La produzione delle altre fonti rinnovabili negli ultimi anni ha rallentato in seguito ad una diminuzione se non addirittura interruzione delle politiche incentivanti. D’altra parte in base alla direttiva europea 2009/28/CE l’Italia ha come obiettivo per il 2020 il raggiungimento di una quota percentuale di rinnovabili del 26,4% sui consumi. Come si può vedere tale obiettivo è già stato ampiamente superato.

Per il 2030 è stato definito un nuovo obiettivo complessivo europeo del 32% sui consumi finali di energia primaria (ovvero tutta l’energia, non solo l’elettrica). In questo ambito è previsto che ogni paese proponga ogni 10 anni un Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNEC o National Energy & Climate Plan, NECP, in inglese). Il piano italiano prevede per il 2030 un obiettivo del 30% sui consumi finali di energia e del 55,4% sui consumi elettrici.

Per favorire il raggiungimento dei nuovi obiettivi è stato varato a luglio 2019 un nuovo sistema incentivante destinato ad impianti medio-grandi (il cosiddetto decreto FER1). Rispetto al passato gli incentivi erogati sono molto più modesti, considerando anche che esiste un sistema competitivo di offerte al ribasso. In particolare questo sistema di incentivi è destinato alla fonte eolica e fotovoltaica, che sono ormai le due tecnologie rinnovabili più competitive. I costi di tali fonti sono talmente bassi che una parte delle installazioni avviene al di fuori dei sistemi di incentivazione, ovvero vendendo direttamente l’energia sul mercato (si parla in questo caso di impianti che operano in “market parity”).

I dati di produzione degli ultimi due anni sono i seguenti:

Idroelettrica naturale: 48,8 TWh (2018); 46,3 TWh (2019)
Totale altre rinnovabili: 65,6 TWh (2018); 69,5 TWh (2019)
Totale rinnovabili: 114,4 TWh (2018); 115,9 TWh (2019).

La quota rinnovabile è passata dal 34,5% del 2018 al 34,7% del 2019.

Per quanto riguarda il saldo estero, si può notare come ci sia stata una tendenza alla crescita fino al 2003, seguita poi da una lenta tendenza a scendere. Nel 2019 il saldo è calato (da 43,9 a 38,1 TWh).

Vediamo infine due grafici che rappresentano in dettaglio la produzione lorda nazionale per fonte in valori assoluti, percentuali e le variazioni annuali:

Produzione lorda di energia elettrica per fonte in Italia (1963-2017)Produzione lorda di energia elettrica per fonte in Italia percentuali (1963-2017)Produzione lorda di energia elettrica per fonte in Italia - variazioni (1963-2018)Come si vede il settore della produzione di energia elettrica è stato negli ultimi decenni molto dinamico.

Si può individuare l’affermazione dei combustibili fossili sull’idroelettrico nei primi anni ‘60, prima con i prodotti petroliferi, poi con il gas naturale. Il carbone, seppur con una tendenza alla crescita fino al 2012, ha sempre avuto un ruolo secondario (al contrario di molti altri paesi europei). Oltretutto negli ultimi anni c’è una chiara tendenza a scendere.

Con l’affermazione delle nuove fonti rinnovabili, cresciute in particolar modo nel quinquennio 2009-2013, anche il dominio del gas naturale è destinato a finire, seppur con una certa lentezza, grazie al fatto di dover sostituire gli altri combustibili fossili residui. Negli ultimi anni la produzione delle nuove rinnovabili si è quasi fermata, ma è comunque prevista una nuova crescita a partire dal 2020 grazie a nuove forme di supporto. D’altra parte, come detto in precedenza a proposito del PNEC, le rinnovabili nel loro insieme sono destinate entro il 2030 a superare le fonti fossili, con il fotovoltaico destinato a diventare la prima fonte rinnovabile.

Da notare come la produzione idroelettrica, nonostante una tendenza sul lungo periodo ad essere quasi piatta, sul singolo anno mostra delle variazioni di produzione notevoli, in positivo e in negativo.

I dati di produzione del dettaglio delle fonti sono i seguenti:

Geotermica: 6,1 TWh (2018); 6,1 TWh (2019)
Eolica: 17,7 TWh (2018); 20,2 TWh (2019)
Fotovoltaica: 22,6 TWh (2018); 23,7 TWh (2019)
Bioenergie: 19,1 TWh (2018); 19,6 TWh (2019)
Carbone: 28,4 TWh (2018); 18,8 TWh (2019)
Gas naturale e derivati: 131,1 TWh (2018); 144,1 TWh (2019)
Petrolio: 3,3 TWh (2018); 3,5 TWh (2019)
Altri combustibili: 10,8 TWh (2018); 9,7 TWh (2019).

 


Fonti

I dati dei grafici sono tratti dal sito web Terna sezione “Sistema elettrico; Statistiche”. In particolare i documenti “Dati generali; Produzione; Richiesta; Dati storici”.

Per la produzione idroelettrica naturale i dati precedenti al 2007, non disponibili direttamente in modo pratico, sono stati stimati con buona precisione sottraendo al valore dell’idroelettrico totale il 74% dell’energia impiegata nei pompaggi (percentuale media di efficienza energetica del processo).

 

Precedente Spesa pubblica in Italia e altri paesi europei nel 2019 Successivo Tassi di interesse e spread dei titoli pubblici a 10 anni in Italia e altri paesi (1992-2020)