Popolazione residente, nascite, morti e saldo migratorio in Italia (1951-2019)

Diamo un’occhiata a come la popolazione residente in Italia sia variata negli ultimi decenni e alle componenti che hanno influenzato tale variazione.


(aggiornato con i dati 2019)Popolazione residente, nascite, morti e saldo migratorio in Italia (1951-2017)Il primo dato che balza all’occhio è quello delle nascite; tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60 erano in crescita e raggiungono un massimo nel 1964 con ben 1.035.207 unità. Poi inizia una lunga fase di decrescita, moderata fino al 1974, più accentuata dal 1975 fino al 1986.

In seguito si ha una lunga fase di variazioni ridotte, con un minimo toccato nel 1995 (526.064) e un massimo nel 2008 (576.659).

Dal 2009 inizia una nuova fase di decrescita, con una pendenza simile a quella vista negli anni ‘60. La discesa non sembra arrestarsi e così anno dopo anno si sta superando il record negativo di nascite. Nel 2019 il numero dei nati è calato a 420.170 dai 439.747 del 2018.

Molti sostengono che la causa di questa nuova riduzione sia la crisi economica dello stesso anno e la successiva del 2012-13 (vedi grafico del PIL). In realtà analizzando i dati del passato risulta evidente che le dinamiche sono un po’ più complesse. Se si collegasse direttamente la natalità al livello di reddito, allora negli anni ‘50 e ‘60, quando il reddito disponibile era decisamente inferiore ai livelli attuali, avremmo dovuto avere un numero di nati minore (come riferimento vedi il grafico sul reddito netto).

Quindi, non sembra che le variazioni importanti di natalità derivino da una valutazione attuale e assoluta delle condizioni di benessere, quanto piuttosto da una valutazione futura e relativa basata su singoli importanti eventi che “lasciano il segno”, si stratificano ed entrano a far parte della cultura e società. Nel lungo periodo, quindi, la natalità diventa un fenomeno prettamente culturale.

La fine del boom economico e l’inizio del periodo di lotta di classe e rivendicazioni sindacali di metà anni ‘60, le crisi energetiche di metà anni ‘70, la grave crisi economica del 2009 con i successivi strascichi, se si osserva il grafico sono tutti eventi che hanno fatto da “spartiacque” tra diversi livelli di natalità. Anche le recenti preoccupazioni sull’ambiente e i cambiamenti climatici non è escluso che possano in futuro contribuire ad una riduzione delle nascite.

Bisogna aggiungere che la riduzione post 2009 è anche facilitata dal fatto che sono progressivamente usciti dall’età fertile i nati nel periodo 1963-1974, quando le nascite si mantenevano su livelli elevati.

L’andamento del numero dei morti in Italia è decisamente più regolare grazie al fatto di essere legato al passato e quindi di non risentire delle recenti riduzioni di natalità. La tendenza è alla leggera crescita (iniziata nei primi anni ‘60) perché siamo in una fase di “recupero” dopo che nei decenni precedenti l’aspettativa di vita aveva avuto miglioramenti notevoli, facendo calare il numero dei morti per un lungo periodo. In pratica stiamo recuperando le morti evitate in passato, lentamente, anche perché nel frattempo l’aspettativa di vita continua leggermente a migliorare.

Quando i nati dopo la metà anni ‘60 inizieranno ad essere anziani, allora anche il numero dei morti inizierà a calare in conseguenza del calo delle nascite.

Nel 2019 le morti sono state 634.432 (rispetto alle 633.133 del 2018).

La distanza tra la linea blu delle nascite e la rossa delle morti rappresenta il cosiddetto saldo naturale, ovvero la variazione annuale della popolazione considerando solo i residenti. Come si vede il saldo ha raggiunto il suo valore massimo nel 1964 (+546.606), che peraltro è il saldo positivo maggiore mai avuto dai tempi dell’unità d’Italia.

In seguito le nascite sono calate, quindi il saldo positivo si è assottigliato fino a diventare leggermente negativo a partire dal 1993. Dopo un leggero recupero negli anni 2000 il saldo è tornato negativo a partire dal 2009, questa volta in modo consistente e con una tendenza al peggioramento. Il saldo del 2019 è di -214.262 persone (rispetto al saldo di -193.386 del 2018) ed è il peggiore mai registrato.

L’ultima variabile che influenza l’andamento della popolazione è il saldo migratorio. Nello specifico possiamo distinguere due saldi: quello relativo agli stranieri e quello per i soli italiani. In entrambi i casi si tratta della differenza tra le persone che arrivano o tornano e quelli che vanno via.

Si può notare come fino all’inizio degli anni ‘70 l’Italia sia stata decisamente una terra di emigrazione per gli italiani. Il saldo è poi rimasto più o meno neutro per un lungo periodo. Con le crisi economiche del 2009 e 2012 il saldo è tornato in zona negativa, anche se non ai livelli visti in passato.

Nel 2019 il saldo migratorio degli italiani è di -53.389 rispetto a -69.908 del 2018.

Il saldo migratorio degli stranieri ha un andamento abbastanza anomalo e poco credibile nel periodo 1950-80 ed è possibile che sia il risultato di qualche errore o anomalia statistica.

I dati più affidabili e recenti mostrano che l’immigrazione straniera è andata crescendo a partire dai primi anni ‘90 rimanendo comunque su livelli abbastanza contenuti. Solo a partire dal 2002 l’immigrazione ha raggiunto valori davvero notevoli, con picchi superiori alle 400 mila persone l’anno. La tendenza negli ultimi anni è a calare perché con la crisi economica sono stati rilasciati sempre meno visti per lavoro e perché gli immigrati stessi preferiscono spostarsi verso altri paesi. I valori rimangono comunque significativi.

Nel 2019 il saldo migratorio degli stranieri è di +205.034 persone (dalle +245.272 del 2018).

L’andamento della popolazione rispecchia ovviamente tutte le dinamiche descritte in precedenza. Quindi abbiamo un notevole incremento fino alla fine degli anni ‘70 grazie ad un saldo naturale molto sostenuto; una fase più o meno stazionaria negli anni ‘80 e ‘90; una fase di crescita nel primo decennio degli anni 2000 grazie solo all’immigrazione straniera.
Negli ultimi anni il saldo naturale è talmente negativo che fa fatica ad essere compensato dal saldo migratorio, che a sua volta, come detto, ha una componente positiva solo per gli stranieri. Il risultato è che per la prima volta, al di fuori di periodi di guerra, la popolazione in Italia sta calando.

Per la precisione nel 2019 i residenti in Italia sono calati di 188.721 unità, rispetto al calo di 124.427 del 2018. La popolazione ha raggiunto a fine 2019 i 60.244.639 abitanti.

Personalmente non ritengo il calo della popolazione un fattore particolarmente negativo, visto che l’Italia è un paese ad alta densità abitativa e stare un po’ più larghi non sarebbe male. Si tratta comunque di un fenomeno che va monitorato e controllato perché gli eccessi potrebbero creare problemi ai conti pubblici.

Da notare che dopo il 2011 i dati sulla popolazione forniti dall’ISTAT sono integrati da rettifiche statistiche anche notevoli. Si può notare ad esempio che nel 2013 c’è stata una correzione in positivo di circa un milione, mentre negli anni successivi le correzioni sono negative, se pur di più modesta entità. Le procedure prevedono che l’ISTAT esegua una ridefinizione dei dati (ricostruzione) una volta raccolti i dati del censimento 2021.

In realtà l’ISTAT ha modificato le procedure a partire dall’ottobre 2018 introducendo il censimento permanente, sistema che dovrebbe appunto evitare la confusione dell’accumularsi di rettifiche così importanti. La ridefinizione dei dati passati avverrà probabilmente quando tale sistema sarà a pieno regime. In tale contesto va detto che i dati rilasciati per il 2019 sono ancora provvisori e mostrano una piccola “rottura” con i dati dell’anno precedente (vedi fonti per i dettagli).

Per finire vediamo un grafico a barre che evidenzia la composizione delle variazioni annuali della popolazione:

Nascite, morti, saldo migratorio e variazione della popolazione in Italia (1951-2017)

 


Fonti

I dati sono tratti dal sito serie storiche ISTAT sezione “Popolazione e società” scaricando il file “Dati” sulla destra. Sono state considerate le tavole 2.3 e 2.9.
I dati del saldo migratorio straniero sono stati ottenuti sottraendo al saldo migratorio totale il saldo migratorio italiano e il saldo migratorio interno (quando presente).

I dati successivi al 2014 sono tratti dal sito Dati ISTAT sezione “Popolazione e famiglie; Popolazione; Popolazione residente – bilancio; Dati annuali”.
I dati del saldo migratorio italiano e straniero da “Popolazione e famiglie; Migrazioni; Migrazioni (trasferimenti di residenza)” selezionando “Immigrati – cittadinanza” e “Emigrati – cittadinanza”.

Se il sito Dati ISTAT non è stato ancora aggiornato, i dati del 2019 possono essere tratti dagli allegati a questo rapporto.

Da notare che i dati 2019 sono ancora provvisori a causa sia dell’implementazione del nuovo sistema di censimento permanente, sia di ritardi per l’emergenza covid-19. In tale contesto esiste una piccola “rottura” con i dati del 2018; la popolazione ad inizio 2019 (ovvero quella di fine 2018) viene indicata con 73.814 persone in più rispetto ai vecchi dati del 2018. Ovviamente tale incongruenza verrà prima o poi corretta dall’ISTAT.

 

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