Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell’Unione Europea e nel mondo (1965-2019)

Diamo un’occhiata geograficamente più ampia al settore della produzione di energia elettrica.


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Produzione mondiale lorda di energia elettrica per fonte (1965-2017)Produzione mondiale lorda di energia elettrica per fonte percentuali (1965-2017)Produzione mondiale lorda di energia elettrica per fonte (1965-2019)Produzione mondiale lorda di energia elettrica per fonte - percentuali (1985-2019)Come si può notare, il ruolo maggiore nella produzione di energia elettrica mondiale lo gioca il carbone, che in termini assoluti ha consolidato nel tempo il suo primato, anche se dal 2008 la tendenza a crescere è meno accentuata rispetto al decennio precedente. L’effetto di questo rallentamento lo si vede nei valori relativi, dove il carbone è passato dal picco del 41,2% nel 2007 al 36,4% nel 2019 (che è anche la quota minima raggiunta nel periodo considerato). La produzione nel 2019 è di 9.824 TWh.

L’unica fonte fossile che ha visto espandere negli ultimi decenni la propria quota di mercato è il gas naturale (23,3% nel 2019) che ha iniziato una crescita più sostenuta a partire dal 1997. Anche in questo caso si nota una certa tendenza al rallentamento a partire dal 2008 rispetto al decennio precedente. Nel 2019 la produzione è di 6.298 TWh.

Anche se qui i dati non lo mostrano pienamente, il petrolio ha avuto il suo periodo di crescita a partire dagli anni ‘60 per poi iniziare ad essere sostituito con il gas naturale durante gli anni ‘90.

L’idroelettrica naturale (ovvero esclusi i pompaggi) è stata per lungo tempo l’unica fonte alternativa ai combustibili fossili. E` cresciuta in modo continuo ma non particolarmente sostenuto. A partire dal 2004 si nota una certa accelerazione, anche se è appena sufficiente a mantenere costante la quota percentuale. Nel 2019 copre il 15,6% della produzione con 4.222 TWh.

Il nucleare è stato il primo tentativo di trovare una nuova fonte alternativa ai combustibili fossili. Come si vede, partendo praticamente da zero negli anni ‘70, ha avuto una fase di crescita per i trenta anni successivi, più sostenuta durante gli anni ‘80. Già all’inizio degli anni ‘90 l’istallazione di nuovi reattori si era comunque ridotta notevolmente e la crescita della produzione derivava in buona parte da un potenziamento di vecchi impianti, soprattutto negli Stati Uniti.

Il forte rallentamento nell’apertura di nuove centrali e l’inizio della chiusura delle più vecchie ha portato la produzione ad un sostanziale stallo a partire dal 2004, che si è poi trasformata in un vero e proprio decremento nel 2011-12 in seguito agli eventi di Fukushima in Giappone.

Dal 2013 la produzione è tornata a crescere, sia per una progressiva riapertura delle centrali giapponesi, sia per una particolare attività della Cina nel settore. La produzione è comunque ancora di poco sotto al picco raggiunto nel 2006 (2.804 TWh) ed in termini relativi la quota percentuale ha una tendenza a calare addirittura dal 1996, quando raggiunse il 17,6%. Nel 2019 la produzione è di 2.796 TWh, con una quota del 10,4%, in leggera ripresa dall’anno precedente.

Il nuovo tentativo di trovare fonti alternative ai combustibili fossili è rappresentato dalle altre rinnovabili, ovvero dall’insieme delle nuove fonti rinnovabili (eolico, biomasse, fotovoltaico, più altre minori) e di una fonte già collaudata come il geotermico.

Come si vede le altre rinnovabili stanno crescendo ad un ritmo veloce. Si tratta di una crescita già superiore a quella del nucleare dei tempi d’oro e probabilmente destinata nel prossimo futuro a superare anche quella di gas e carbone vista negli anni ‘90 e 2000.

Nel 2019, con una produzione di 2805 TWh, le altre rinnovabili hanno superato di poco il nucleare. La quota è arrivata al 10,4%.

Il rallentamento del carbone e del gas naturale negli ultimi dieci anni di cui si è detto in precedenza è causato in buona parte proprio dalla crescita delle altre rinnovabili, oltre che da un certo rallentamento della produzione totale dopo la crisi del 2008-9.

Nel complesso, raggruppando le fonti per macro categorie, si può notare che il settore è ancora dominato dalle fonti termoelettriche basate su combustibili fossili, che nel loro insieme coprono il 63,6% nel 2019. L’andamento della quota percentuale mostra comunque dal 2013 una continua tendenza a scendere. Anche il calo della produzione in valori assoluti del 2019 è importante, perché (al contrario del calo del 2008-9) non è associato a particolari crisi economiche globali.

Anche se per ora le fonti fossili rimangono lontane e irraggiungibili con le attuali tendenze, le fonti rinnovabili, stanno crescendo a ritmi sostenuti e leggermente esponenziali.

Per mettere in evidenza l’andamento della varie fonti nel tempo è possibile rappresentare in grafico le variazioni annuali:

Produzione mondiale lorda di energia elettrica per fonte - variazioni (1986-2018)Anche se qui è rappresentato solo in parte, risulta evidente l’affievolirsi della crescita del nucleare rispetto agli anni ‘80, la forte crescita delle fonti fossili a partire dai primi anni 2000 e il prorompente affermarsi delle nuove fonti rinnovabili negli ultimi anni.

Ecco infine il grafico con l’andamento della produzione elettrica mondiale nel suo insieme:

Produzione mondiale lorda di energia elettrica (1985-2017)Vediamo ora la situazione nell’Unione Europea:

Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell'Unione Europea (1965-2017)Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell'Unione Europea percentuali (1965-2017)Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell'Unione Europea (1965-2019)Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell'Unione Europea - percentuali (1985-2019)Come si vede in Europa la situazione è molto più dinamica rispetto al contesto globale. D’altra parte il vecchio continente non ha grandi risorse locali di combustibili fossili da cui attingere, quindi si è avuta maggiore necessità di sviluppare fonti alternative.

Il nucleare ha avuto davvero uno sviluppo rapido e notevole, tanto da raggiungere e superare il carbone diventando la prima fonte di produzione. Al contrario di quanto visto a livello globale, però, il nucleare nell’Unione ha avviato dal 2005 una chiara tendenza a scendere, quindi già prima dell’incidente di Fukushima del 2011, anche se tale evento ha sicuramente aiutato la discesa con la chiusura anticipata di alcune centrali.

Nel 2019 la produzione nucleare è di 822 TWh con una quota del 25,6% (ma in passato aveva raggiunto il 32,8% nel 1997).

L’uso del carbone era ancora molto importante a meta degli anni ‘80, addirittura con una quota superiore a quella globale. L’utilizzo di questa fonte, però, è andato continuamente a scendere in funzione di una sostituzione nel tempo con il nucleare, il gas naturale e infine con le altre rinnovabili.

Nel 2019 con 488 TWh si assiste ad un vero e proprio crollo della produzione. La quota scende al 15,2%, ormai ben inferiore a quella vista a livello globale.

Fino ai primi anni’90 l’uso del gas naturale in UE era decisamente inferiore rispetto al resto del mondo. Poi a partire dal 1993 si è deciso di puntare maggiormente su questo combustibile (meno inquinante del carbone) ed è iniziata una fase di crescita che ha riequilibrato la situazione.

Da notare il brusco passo indietro dal 2009 al 2014 causato dal calo dei consumi e dalla veloce ed imprevista crescita delle altre rinnovabili. Le centrali che utilizzano gas naturale sono state colpite maggiormente perché hanno un funzionamento più flessibile rispetto a centrali come carbone e nucleare. Dal 2015 l’uso di questo combustibile è tornato a crescere grazie alla ripresa dei consumi e al fatto che le centrali si sono adattate a fare competizione alle fonti più rigide.

Nel 2019 la produzione da gas naturale è di 692 TWh con una quota del 21,5%.

La fonte idroelettrica e il petrolio hanno avuto un andamento molto simile a quello già visto a livello globale, mentre decisamente diverso è il ruolo giocato dalle altre rinnovabili. Come si vede nell’Unione Europea si è spinto molto su questo settore, tanto che nel giro di qualche anno potrebbe diventare addirittura la prima fonte di produzione. La produzione nel 2019 è di 768 TWh, con una quota di ben il 23,9%, una enormità se confrontata con il 10,4% a livello globale.

Tra le altre rinnovabili, l’eolico è la fonte più rilevante. Nel 2017 per la prima volta ha superato la idroelettrica naturale e il prossimo anno probabilmente supererà il carbone.

Nel complesso nell’Unione europea le fonti fossili mostrano a partire dal 2008 una netta tendenza alla riduzione, cosa che, come abbiamo visto, a livello globale ancora non si vede. Addirittura è probabile che nel giro di uno o due anni le fonti rinnovabili superino quelle fossili, anche grazie al nucleare, la cui produzione rimane comunque rilevante nei numeri.

Vediamo anche in questo caso il grafico con le variazioni annuali:

Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell'Unione Europea - variazioni (1986-2018)Rispetto al grafico con la situazione globale si notano cambiamenti più netti. Le nuove rinnovabili, complice anche una certa riduzione dei consumi, non si limitano ad affiancare le fonti fossili e il nucleare, ma tendono proprio a sostituirsi ad essi.

Per finire ecco il grafico con la produzione lorda totale:

Produzione lorda di energia elettrica nell'Unione Europea (1985-2017)


Fonti

I dati sono tratti dal sito web della BP sezione “Energy economics; Statistical review; Statistical review of world energy – all data 1965-2019”.
I dati dell’Unione Europea antecedenti il 1985 non comprendono l’Estonia, la Lituania e la Lettonia e quelli antecedenti il 1990 non comprendono Croazia e Slovenia.

 

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