Rapporto deficit-PIL e debito-PIL in Italia e altri paesi (1980-2019)

Rispetto ad altri paesi l’Italia subisce maggiormente gli effetti della crisi economica e ha sempre problemi a far quadrare alcuni conti pubblici. Colpa dell’euro? Colpa della Germania? Colpa degli alieni? Vediamo qualche dato per chiarirci le idee.


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(aggiornato con i dati 2019)

Sullo stato dell’economia e della finanza pubblica in Italia sono già stati pubblicati i grafici sul debito e prodotto interno lordo e sull’andamento dei conti pubblici. Probabilmente, però, non sono ancora sufficienti a far comprendere il peculiare contesto nel quale si trova l’Italia; può essere utile un confronto con altri paesi.

Iniziamo con il grafico sul rapporto deficit-PIL:

Rapporto deficit-PIL in Italia e altri paesi (1980-2017)Se dividessimo questo grafico circa a metà e considerassimo solo la parte cronologicamente più recente, potremmo dire che l’Italia, rispetto agli altri, è un paese virtuoso in termini di conti pubblici.

Da metà anni ‘90 fino alla crisi del 2009 l’Italia è “rimasta nel mucchio”, ovvero ha avuto andamenti simili a quelli della maggior parte dei paesi considerati, seppur facendo segnare deficit sempre leggermente peggiori rispetto alla media europea. E` con l’arrivo della crisi che paradossalmente l’Italia ha iniziato a distinguersi in positivo; a parte la Germania, tutti gli altri paesi hanno mostrato valori ben peggiori.

Come mai l’Italia non ha potuto compensare gli effetti negativi della crisi facendo deficit allo stesso livello degli altri? C’è un complotto contro l’Italia? E` colpa dell’euro?
No. Basta guardare la prima metà del grafico per avere la risposta.

Durante gli anni ‘80 e primi ‘90 l’Italia ha accumulato una serie di deficit paurosi in piena solitudine. Come si è visto, fare deficit non è strano quando si tratta di affrontare una crisi. Dal 2009 in poi Stati Uniti, Spagna e Regno Unito hanno accumulato 3-4 anni di deficit oltre la soglia dell’8%. Il problema è che l’Italia oltre quella soglia ci è rimasta per ben 14 anni, oltretutto in un periodo nel quale non ci sono state gravi crisi economiche internazionali.

I deficit annuali si trasformano in incrementi del debito pubblico, anche se per motivi contabili non c’è sempre una perfetta corrispondenza tra i due valori. Possiamo quindi renderci conto chiaramente della particolare situazione dell’Italia andando a vedere il grafico con il rapporto debito-PIL:

Rapporto debito-PIL in Italia e altri paesi (1980-2017)Questo grafico ci consente di capire come il debito accumulato in più rispetto agli altri paesi durante gli ‘80-’90 ci è poi rimasto sul groppone per tutti gli anni successivi. Da notare, peraltro, come l’Italia avesse già nel 1980 più debito rispetto agli altri paesi considerati, ad indicare che un certo peggioramento dei conti era iniziato prima.

L’evidente periodo di risanamento iniziato a metà anni ‘90 ha dato i suoi frutti facendoci riavvicinare alla normalità (per avere un’idea più dettagliata delle variabili in gioco si consiglia di vedere i già citati grafici sui conti pubblici).

Poi è arrivata la crisi del 2009, la cosiddetta crisi dei titoli tossici importata dagli Stati Uniti. Come detto l’Italia non ha potuto esagerare nell’incremento del debito e questo probabilmente ha fatto deprimere la nostra economia in modo maggiore rispetto agli altri, ma in termini di rapporto debito-pil tale comportamento ha raggiunto lo scopo. Infatti in questo periodo la distanza dell’Italia dagli altri paesi non si è incrementata, anzi, è diminuita.

Purtroppo queste accortezze non sono bastate. Il peggioramento dei conti derivato dalla crisi del 2009 e il fatto di avere un debito comunque elevato, ha sottoposto l’Italia e altri paesi in condizioni simili ad un incremento dei tassi sui titoli pubblici (anche a causa di processi di speculazione) che hanno portato nel 2011 alla cosiddetta crisi dello spread. Lo spauracchio per un possibile default dell’Italia (ipotesi sicuramente esagerata) e conseguente necessità di contenere la spesa pubblica hanno portato ad una diminuzione del PIL per i due anni successivi. Tra i paesi considerati nel grafico, questa volta è stata una crisi economica solo italiana e spagnola (quest’ultima per cause diverse).

L’indice debito-pil dell’Italia è cresciuto fino ai massimi storici e sono tornate leggermente ad incrementarsi le distanze dagli altri paesi (ad eccezione della Spagna). Se il deficit non fosse stato mantenuto su livelli virtuosi le cose sarebbero andate peggio.

Negli ultimi anni il valore dell’Italia è quasi stabile, con un leggero decremento nel periodo 2015-17 e un incremento appena più marcato nel 2018. Nel 2019 il valore è rimasto stazionario.

Come si vede, in questa fase attuale la distanza dagli altri paesi considerati tende a crescere per Spagna e soprattutto Germania, mentre diminuisce o rimane costante per Regno Unito, Stati Uniti e Francia.

Va ricordato che il Patto di stabilità e crescita prevede di non superare un deficit/PIL del 3% e un debito/PIL del 60%. Non si tratta comunque degli unici parametri considerati. Un ruolo importante lo gioca anche il deficit strutturale.

A causa dei diversi sforamenti dei due indici suddetti, tutti i paesi dell’Unione qui considerati sono stati sottoposti per diversi anni a procedura di infrazione per deficit eccessivo. Al contrario di quanto molti pensano, quindi, l’Italia non è l’unica ad essere punita dalla Commissione Europea, anzi, lo è stata meno di altri.

 


Fonti

I dati sono tratti dalla Base dati statistica della Banca d’Italia sezione “Tematiche; Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea” selezionando le voci “Indebitamento netto o accreditamento netto” e “Debito pubblico lordo”. Oltre ai paesi europei è riportato anche il dato degli Stati Uniti.

Da notare che in precedenza per gli Stati Uniti era stata utilizzata una fonte che riportava solo i deficit/debiti federali e non quelli complessivi dello Stato. Questo errore è stato corretto utilizzando i dati della Banca d’Italia.

 

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