Spesa pubblica in Italia e altri paesi europei nel 2019

Secondo alcuni la spesa pubblica in Italia è molto elevata e fuori controllo; secondo altri è troppo bassa a causa di prolungate politiche “neoliberiste”. Vediamo di chiarire la situazione con un confronto tra paesi europei.


(aggiornato con i dati 2019)

Per poter fare un confronto tra paesi diversi è ovviamente necessario far riferimento ad un parametro relativo, in questo caso la percentuale della spesa pubblica rispetto al PIL. Vediamo il grafico:

Spesa pubblica in Italia e altri paesi europei nel 2019Possiamo subito notare che la spesa pubblica italiana con il 48,7% è tra le più elevate d’Europa, anche se non la più elevata in assoluto. Ci sono sei paesi che hanno una quota maggiore, con la Francia che raggiunge il 55,6%. Alla luce di questi dati rimane comunque difficile pensare all’Italia come un paese liberista o neoliberista, che per loro natura sono caratterizzati da uno Stato “leggero” e quindi da una bassa spesa pubblica.

Nel grafico si è voluto evidenziare il ruolo degli interessi pagati sul debito pubblico, in quanto si tratta di una voce diversa rispetto alle altre. Non si tratta di una voce di spesa attuale ma piuttosto è il risultato di una prolungata incapacità di un paese nel coprire le spese con adeguate entrate. E’ una sorta di eredità negativa ricevuta per aver vissuto molti anni al di sopra delle proprie possibilità. Si tratta quindi di una voce influenzata anche dal passato.

Come visto nel grafico sui conti pubblici, il saldo tra le entrate e le spese senza interessi (avanzo primario) in Italia è positivo addirittura dal 1991 (escludendo la crisi del 2009), ma questo non è stato sufficiente per risanare il grande debito accumulato principalmente negli anni ‘80.

Questa incapacità di risanare i conti pubblici ha fatto si che nel 2019 la quota di interessi sul PIL (il 3,4%) sia la più elevata tra i paesi europei considerati. Tale valore non è poco se si considera che si tratta più o meno di quanto si spende in Italia per tutto il settore dell’Istruzione (vedere in proposito il grafico sulla spesa pubblica per settore). La situazione in passato è stata anche peggiore e la quota interessi raggiunse ben il 12,2% nel 1993.

Anche senza gli interessi la posizione dell’Italia nel grafico rimane comunque la settima, ma come valori risulta più staccata rispetto ai primi ed è a meno di un punto da un paese come la Germania.

Ad ogni modo va ribadito che avere un’alta percentuale di spesa pubblica non è di per sé negativo o positivo; indica semplicemente paesi nei quali lo Stato è molto presente, con il settore pubblico che gioca un ruolo importante nell’economia del paese e nella vita dei cittadini. Ricordiamo che la spesa pubblica è una delle componenti che contribuisce alla formazione del PIL (vedi il grafico sulla composizione del PIL secondo il metodo dei beni finali).

Se un paese utilizza la spesa pubblica con efficienza e tenendo i conti in ordine (garantendo adeguate entrate), allora avere un’elevata percentuale sul PIL può essere una condizione virtuosa, in grado di incrementare il benessere del paese. Non a caso tra i primi posti in classifica ci sono diversi stati che sono noti per offrire elevati standard di vita ai propri cittadini (vedi alcuni paesi nordici).

Al contrario, se per questioni organizzative e direi anche culturali, il settore pubblico viene utilizzato male, allora rischia di diventare un peso e un freno al benessere dei cittadini e sarebbe preferibile ridurne la presenza.

Laddove la spesa pubblica è bassa, significa che sono i privati ad offrire gran parte dei servizi ai cittadini. Il settore privato tende in generale ad essere naturalmente più efficiente, ma manca la funzione redistributiva del reddito tipica del settore pubblico (ammettendo che vi sia un sistema fiscale progressivo). Ciò va a svantaggio delle fasce più povere o disagiate della società, soprattutto nei paesi che non sono particolarmente ricchi.

Come si vede dal grafico, tra coloro che hanno deciso per una bassa presenza del settore pubblico ci sono sia paesi ricchi che offrono elevati standard di vita come Svizzera e Irlanda, sia paesi più poveri, i quali comunque sono più presenti in questa parte della classifica.

Per finire va chiarito che il livello dei servizi e assistenza offerti ai cittadini dipende anche dalla ricchezza del paese (PIL pro capite). Ad esempio, nel grafico l’Ungheria è nella parte alta della classifica (decimo posto), ma si tratta di un paese che nel panorama europeo è abbastanza povero, quindi il livello dei servizi non è certo paragonabile con quello della Germania, anche se nel grafico occupa una posizione inferiore.

E’ possibile aggiungere un grafico con i dati della spesa pubblica pro capite per avere più chiaro questo aspetto:

Spesa pubblica in Italia e altri paesi europei nel 2019 - valori pro capiteBisogna dire che questi dati sono un po’ meno attendibili rispetto ai precedenti, sia perché dipendono dal variare dei tassi di cambio (per i paesi fuori dalla zona euro), sia perché andrebbero corretti in base al reale potere di acquisto della moneta (costo della vita).

Nel 2019 in Italia la spesa pubblica pro capite è stata di 14.453 euro, di cui 1.001 per il pagamento degli interessi sul debito. Come si vede il paese si posiziona a metà classifica.

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Grafici degli anni passati:

 


Fonti

I dati sulla spesa pubblica sono tratti dal sito Eurostat sezione “Economy and finance; Government finance and EDP; Complete database; Annual government finance statistics; Government revenue, expenditure and main aggregates (gov_10a_main)” selezionando le voci “Total general government expenditure” e “Interest, payable”.

I dati sulla popolazione per calcolare i valori pro capite sono tratti sempre dal sito Eurostat sezione “Population and social conditions; Demography & migration; Database; Population change – Demographic balance and crude rates at national level (demo_gind)”.

 

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