Spesa pubblica reale per settore d’impiego in Italia (1995-2019)

Per un motivo o per un altro tutti si lamentano della spesa pubblica ma pochi conoscono in quali settori vanno a finire i soldi. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.


(aggiornato con i dati 2019)
Spesa pubblica reale per settore d'impiego in Italia 1995-2019Spesa pubblica reale per settore d'impiego in Italia - percentuali - 1995-2019Spesa pubblica reale per settore d'impiego in Italia - percentuali PIL - 1995-2019I dati di origine sono nominali ma nel primo grafico sono rappresentati i valori reali, quindi depurati dall’effetto dell’inflazione. Essendo applicato un unico indice deflatore a tutte le serie, per i dati relativi (percentuali) non c’è differenza tra nominale e reale.

Come si può vedere il settore della Protezione sociale è l’unico che è ha avuto incrementi quasi continui negli ultimi venti anni finendo per monopolizzare la spesa pubblica con una quota del 43,5% nel 2019. In rapporto al PIL il settore ha avuto un andamento quasi piatto per diversi anni (ovvero è variato seguendo proporzionalmente le variazioni del PIL), mentre ha avuto incrementi marcati in corrispondenza degli anni di crisi economica (il PIL è calato ma i valori assoluti sono continuati a crescere).

Vedremo dopo il dettaglio delle voci di questo settore.

Il settore dei Servizi generali era più rilevante in passato ma ha subito un brusco calo nella seconda metà degli anni ‘90 per poi proseguire con una tendenza al ribasso meno accentuata anche negli anni successivi.

Anche di questo settore vedremo dopo il dettaglio delle voci.

Quello della Sanità è l’unico altro settore che tra i due estremi del periodo considerato mostra un incremento dei valori, anche se nel biennio 2011-12 c’è stata una riduzione seguita poi da una fase più o meno stazionaria.

I settori dell’Istruzione e degli Affari economici hanno avuto nel tempo dei valori simili, almeno come tendenza. Entrambi mostrano una leggera decrescita da circa una decina di anni in termini assoluti, mentre in termini relativi rispetto al PIL, una leggera tendenza a decrescere è presente in tutto il periodo.

Tutti gli altri settori hanno valori meno importanti e variazioni poco significative.

Per mettere in evidenza l’andamento delle varie voci possiamo vedere un grafico con le variazioni annuali in termini reali:

Variazioni della spesa pubblica reale per settore d'impiego in Italia 1996-2017Risultano evidenti gli incrementi nel tempo della voce Protezione sociale e i decrementi della voce Servizi generali. Particolarmente instabile la voce Affari economici.

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Vista la sua rilevanza, vediamo ora il dettaglio del settore della Protezione sociale:

Spesa pubblica protezione sociale per settore d'impiego in Italia 2001-2019Spesa pubblica protezione sociale per settore d'impiego in Italia - percentuali - 2001-2019Spesa pubblica protezione sociale per settore d'impiego in Italia - percentuali PIL - 2001-2017Come si vede il settore è dominato dalla voce Anzianità (probabilmente in buona parte pensioni), anche se la tendenza a crescere si è interrotta nel 2011-12. Rispetto al PIL si nota una leggera tendenza al calo. Ad ogni modo con un peso del 27,5% sulla spesa totale questa voce da sola sarebbe al primo posto nei grafici dei settori visti in precedenza.

A parte la voce Abitazione, poco rilevante, tutte le altre voci presentano comunque una certa tendenza alla crescita nel periodo considerato. Risulta particolarmente evidente la crescita della voce Disoccupazione tra il 2008 e il 2013 e della voce Emarginazione sociale dal 2014 al 2018.

Vediamo ora il dettaglio della voce Servizi generali:

Spesa pubblica per Servizi pubblici generali per settore d'impiego in Italia 2001-2019Spesa pubblica per Servizi pubblici generali per settore d'impiego in Italia - percentuali - 2001-2019Spesa pubblica per Servizi pubblici generali per settore d'impiego in Italia - percentuali PIL - 2001-2019Si nota subito che le variazioni dei valori di questo settore dipendono più che altro dalla voce Transazioni sul debito pubblico. Si tratta in pratica degli interessi pagati sul debito più altre spese minori per la sua gestione.

E` evidente una tendenza a decrescere nel tempo (prima del 2001 i valori erano ancora più elevati), come pure è evidente che le due crisi del 2008 e del 2012 hanno indebolito la solidità finanziaria dell’Italia facendo crescere i tassi e quindi il valore degli interessi pagati.
Nonostante ciò il livello degli interessi è rimasto inferiore al passato, ad indicare che i toni apocalittici con i quali, soprattutto durante la seconda crisi, qualcuno parlava di “default” dell’Italia, erano decisamente esagerati.

Nel primo grafico con i vari settori questa voce da sola risulterebbe oggi al terzo posto, dopo la voce Anzianità (vista in precedenza) e Sanità. Anche se i dati qui sono mancanti, prima del 2001 la voce Transazioni sul debito pubblico era sicuramente al secondo posto.

Le altre voci presenti nel grafico riguardano più che altro le spese di gestione dei vari apparati statali di carattere generale o che non fanno riferimento a settori già visti in precedenza. Non mostrano particolari variazioni e prese nel loro insieme hanno una leggera tendenza a calare.

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Per avere un’idea dell’andamento della spesa pubblica nel suo insieme (oltre agli interessi pagati sul debito pubblico e alle entrate) si consiglia di far riferimento ai grafici sull’andamento dei conti pubblici.

Per osservare invece un confronto tra l’Italia e gli altri paesi europei potete fare riferimento al grafico della spesa pubblica totale e al grafico della spesa per settore d’impiego.

 


Fonti

I dati della spesa pubblica sono tratti dal sito dati ISTAT sezione “Conti nazionali; Conti e aggregati economici delle pubbliche amministrazioni; Uscite annuali per sottosettore; Voci di uscita per settore (COFOG 2 e 3 cifre)”.

I valori reali sono stati calcolati utilizzando l’indice deflatore tratto dal sito AMECO sezione “Domestic product; Gross domestic product; Price deflator (PVGD)”. Lo stesso indice può essere calcolato in modo implicito dividendo la serie del PIL nominale per quella reale utilizzando i dati più recenti rilasciati dall’ISTAT. L’anno di riferimento è stato spostato dal 2015 al 2019.

 

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