Composizione del PIL per settore economico in Italia (1960-2019)

Servizi, industria, costruzioni, agricoltura; vediamo quanto questi settori economici contribuiscono al prodotto interno lordo.


Bisogna subito premettere che da un punto di vista statistico non esiste un dato preciso sul prodotto interno lordo suddiviso per settori economici. Il problema è che su alcune componenti che formano il PIL non viene fatta tale classificazione. Ad esempio, nel metodo del reddito per la componente del reddito da lavoro e del reddito da capitale (che insieme rappresentano il valore aggiunto) esiste la classificazione, ma non per le imposte sulla produzione e le importazioni al netto di contributi.

Il risultato è che si può solo fare un’approssimazione accettabile (il valore aggiunto è comunque circa il 90% del valore del PIL). In questo caso per i valori percentuali è sufficiente far riferimento alle quote calcolate sul valore aggiunto; per i valori assoluti si sono applicate le quote percentuali precedenti al valore del PIL reale totale.

Detto questo, andiamo a vedere i grafici:

Composizione del PIL per settore economico 1960-2017Composizione del PIL per settore economico percentuali 1960-2017Composizione del PIL per settore economico variazioni 1990-2017Possiamo notare che la voce dei servizi (il settore terziario) è la predominante in Italia già da molto tempo, anche quando eravamo ancora nel boom economico. La quota è andata comunque lentamente crescendo.

Si nota inoltre come la crisi del 2009 abbia colpito in misura minore questo settore facendone crescere il peso. Grazie a questo è l’unico settore che è tornato sopra i livelli pre-crisi.

Il settore industriale (il secondario più l’attività mineraria) è stato quello che è cresciuto di più in termini relativi fino al 1980. Successivamente abbiamo avuto una crescita più lenta tanto che la quota si è mantenuta stabile o in leggera discesa.

La crisi del 2009 ha colpito duramente il settore e ci vorranno probabilmente ancora 2 o 3 anni di crescita sostenuta per tornare ai livelli precedenti in termini di valori monetari. Nel 2019 il settore ha fatto segnare una variazione negativa, seppur modesta, dopo quattro anni di variazioni positive.

Nel complesso, comunque, questi dati mostrano che l’Italia non ha subito un profondo processo di de-industrializzazione come molti sono portati a pensare.

Durante i primi anni ‘60 il settore delle costruzioni (sempre parte del settore secondario) era ancora alla pari con quello industriale, ad evidenziare la ben nota importanza dell’edilizia nella fase del boom economico.

Dopo questo periodo, però, il settore è rimasto più o meno stabile in termini assoluti (a parte un tentativo di ripresa durante la prima metà degli anni 2000), perdendo costantemente peso percentuale. Dal 2009 il settore è rimasto in crisi in modo permanente fino al 2016, anno dal quale mostra una flebile ricrescita. D’altra parte, secondo molti, il settore edile-immobiliare è cresciuto in passato ben oltre le reali necessità.

Per molti sarà probabilmente una sorpresa notare come il settore agricolo (primario meno l’attività mineraria) sia così poco rilevante per l’economia italiana. Già nel 1960 il settore valeva appena il 4,6% del PIL, mentre nel 2019 siamo al 2,2%.

D’altra parte una configurazione simile è comune a tutti i paesi con un’economia moderna e avanzata. Quelli agricoli sono prodotti a basso contenuto innovativo, con scarse possibilità di incrementare il valore aggiunto unitario, e finiscono quindi inevitabilmente per subire la concorrenza dei paesi in via di sviluppo o che hanno la possibilità di sfruttare al massimo le economie di scala.

 


Fonti

I dati nominali sono tratti dal sito web della Commissione Europea AMECO sezione “National account by branch of activity; Gross value added by main branch at current prices”.

I dati reali sono calcolati utilizzando gli indici deflatori tratti sempre dal sito AMECO alla posizione precedente selezionando però “Price deflator gross value added by main branch”. L’anno di riferimento è stato spostato dal 2015 al 2019.

A partire dal 1995 i dati sono tratti dal sito dati ISTAT sezione “Conti nazionali; Conti e aggregati economici nazionali annuali; Produzione e valore aggiunto per branca di attività”.
Gli indici deflatori possono essere calcolati implicitamente dividendo la serie dei valori nominali (prezzi correnti) per quella dei valori reali con base 2015.

La serie del PIL reale necessaria per calcolare i valori assoluti reali per settore è la stessa usata nel grafico sul PIL, al quale si rimanda per le fonti.

 

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