Consumo di energia primaria per fonte nell’Unione Europea e nel mondo (1965-2019)

Vediamo quale è il peso delle varie fonti considerando tutta l’energia consumata e non solo l’elettrica.


Avevamo già visto i grafici relativi alla produzione di energia elettrica per fonte, i quali, però, danno una visione parziale del consumo complessivo di energia. Infatti, anche quando bruciamo un combustibile per scaldare un ambiente o per fornire calore in un processo industriale consumiamo energia, così come per far muovere i mezzi di trasporto che utilizzano motori a combustione.

In pratica per avere un’idea complessiva dell’energia consumata è necessario considerare l’energia termica contenuta in tutti i combustibili (fossili e non) utilizzati in qualsiasi processo di combustione. A questa va sommata l’energia termica prodotta dalla fissione dell’uranio e affini (energia nucleare). Infine va considerata l’energia elettrica prodotta dallo sfruttamento di tutte le risorse naturali rinnovabili senza processo di combustione (energia eolica, fotovoltaica, idrica, marina). L’energia così calcolata viene definita primaria.

Va detto che per calcolare il consumo complessivo di energia primaria esistono due metodi diversi. Il primo può essere definito come “diretto” e prevede semplicemente di sommare l’energia termica dei combustibili e della fissione a quella elettrica delle fonti rinnovabili senza combustione, usando, eventualmente, i normali coefficienti di conversione delle unità di misura. Il secondo può essere definito come metodo della “sostituzione” e prevede di considerare le fonti rinnovabili elettriche come se fossero delle centrali a combustibili. In pratica, data una certa produzione elettrica rinnovabile, si considera quanta energia termica sarebbe necessaria per produrla utilizzando una centrale termica con efficienza standard.

Il secondo metodo è utile soprattutto quando si vuole dare una equa proporzione tra le varie fonti, mentre il primo è probabilmente più adatto a fornire un dato complessivo dell’effettiva energia in gioco.

In questo caso, il rapporto della BP da cui sono tratti i dati (vedi fonti) utilizza il metodo della sostituzione. Nello specifico è prevista un’efficienza standard di una centrale termica che varia nel tempo, crescendo dal 36% nel 1965 al 40,4% nel 2019. Inoltre tale conversione riguarda tutte le fonti elettriche non fossili, quindi non solo le rinnovabili elettriche senza combustione, ma anche il nucleare, le bioenergie e il geotermico. In termini pratici significa che la produzione di queste fonti viene modificata dividendola per la percentuale di efficienza suddetta.

Fatte queste premesse, possiamo andare a vedere i grafici relativi ai consumi mondiali di energia primaria:

Consumo mondiale di energia primaria per fonte (1965-2019)Consumo mondiale di energia primaria per fonte - percentuali (1965-2019)Consumo mondiale di energia primaria per fonte (1965-2019)Consumo mondiale di energia primaria per fonte - percentuali (1965-2019)Possiamo notare che il petrolio nel periodo considerato è sempre stata la fonte di energia più utilizzata. Si osserva in particolare un incremento molto accentuato negli anni ‘60 fino alla crisi energetica del 1973 e del 1979, dopo le quali la crescita è continuata ma ad un ritmo decisamente inferiore. E’ interessante notare, quindi, come le crisi di quegli anni abbiano di fatto modificato le abitudini di consumo per tutti gli anni a seguire.

Per il carbone si nota in particolare la crescita rapida a partire dai primi anni 2000 come conseguenza dello sviluppo economico della Cina e in modo minore di altri paesi emergenti. Negli ultimi anni, comunque, è l’unica fonte fossile che non ha una tendenza a crescere.

Il gas naturale mostra un andamento costante alla crescita senza particolari variazioni ed è l’unica fonte che nel periodo considerato riesce ad incrementare la propria quota percentuale.

Per le altre fonti l’andamento è identico a quanto visto nel grafico del settore elettrico, a parte le bioenergie, che essendo utilizzate anche come biocombustibile per riscaldamento e trasporti, hanno un valore maggiore in termini di energia primaria.

Osservando il grafico per macro-categorie si nota come il dominio dei combustibili fossili (84,3% dei consumi) sia ancora più marcato rispetto al solo settore elettrico. La strada verso una decarbonizzazione del settore energia è quindi ancora molto lunga.

Le fonti rinnovabili, comunque, stanno crescendo e in particolare le altre fonti rinnovabili (quelle non idroelettriche) mostrano un andamento leggermente esponenziale che lascia ben sperare per il futuro.

Vediamo ora il grafico con le variazioni annuali:

Consumo mondiale di energia primaria per fonte - variazioni (1965-2019)Si nota molto bene negli ultimi anni il progressivo affermarsi delle nuove fonti rinnovabili, anche se la loro presenza non è ancora tale da impedire la crescita delle fonti fossili (a parte il carbone).

Infine, il riepilogo di tutta l’energia primaria consumata:

Consumo mondiale di energia primaria (1965-2019)Nella tendenza non si notano eccessive variazioni, a parte una certa riduzione della pendenza dopo le due crisi energetiche anni ‘70.

Passiamo ora a vedere la situazione nell’Unione Europea:

Consumo di energia primaria per fonte nell'Unione Europea (1965-2019)Consumo di energia primaria per fonte nell'Unione Europea - percentuali (1965-2019)Consumo di energia primaria per fonte nell'Unione Europea (1965-2019)Consumo di energia primaria per fonte nell'Unione Europea - percentuali (1965-2019)Come già detto a proposito dei grafici del settore elettrico, in Europa la situazione è molto più dinamica perché non esistono grandi riserve di combustibili fossili locali e quindi si è sentita più l’esigenza di diversificare le fonti.

Si può notare come il petrolio non si sia più ripreso dalle due crisi energetiche del 1973 e 1979 che hanno rappresentato così il picco dei consumi di questa fonte.

Il carbone era molto presente in passato in Europa, con quote superiori a quelle viste a livello mondiale, ma a partire dagli anni ‘90 ha iniziato a declinare decisamente tanto da ridursi ad un misero 11,2% nel 2019.

Tale maggiore presenza del carbone in passato derivava da una quasi totale assenza di gas naturale che è arrivato con un certo ritardo in Europa. Il gas, comunque, è l’unica fonte che mostra una tendenza a crescere nell’Unione, tanto da aver superato il carbone.

Da notare come tutte le fonti fossili e il nucleare mostrino una tendenza a calare da circa una quindicina di anni. Ciò accade sia per un calo dei consumi complessivi di energia primaria, sia per la crescita delle fonti rinnovabili.

Nel complesso le fonti fossili nell’Unione coprono il 74,1% dei consumi nel 2019, circa 10 punti percentuali in meno di quanto visto a livello globale. Questo più grazie alla presenza di una maggiore quota nucleare (10,7% rispetto al 4,3%) che alle rinnovabili (15,2% rispetto all’11,4%). In prospettiva, comunque, le fonti rinnovabili dovrebbero assumere un ruolo sempre più rilevante nell’Unione Europea, visto che stanno crescendo ad un ritmo maggiore rispetto al resto del mondo.

Vediamo anche in questo caso le variazioni annuali:

Consumo di energia primaria per fonte nell'Unione Europea - variazioni (1965-2019)Si nota come nell’Unione negli ultimi anni le fonti rinnovabili rappresentino la gran parte degli incrementi di energia.

Per chiudere, il riepilogo con i consumi complessivi di energia:

Consumo di energia primaria nell'Unione Europea (1965-2019)Come si vede, nell’Unione i consumi di energia hanno avuto un deciso rallentamento già ai tempi delle crisi energetiche anni ‘70, per poi trasformarsi in un vera e propria tendenza alla riduzione dopo il 2006 (anno del picco dei consumi).

 


Fonti

I dati sono tratti dal sito web della BP sezione “Energy economics; Statistical review; Statistical review of world energy – all data 1965-2019”.

I dati dell’Unione Europea antecedenti il 1985 non comprendono l’Estonia, la Lituania e la Lettonia e quelli antecedenti il 1990 non comprendono la Slovenia.

 

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