Prodotto interno lordo reale per ora lavorata e lavoratore in Italia e altri paesi (1970-2021)

Si sente spesso parlare della produttività come di un fattore importante per la competitività del paese. Vediamo un confronto tra l’Italia e altri paesi.


(aggiornato con i dati del 2021)

L’indice con il quale si vuole esprimere la produttività è in questo caso semplicemente il rapporto tra il PIL e il numero di lavoratori e di ore complessivamente lavorate nel paese.

Per prima cosa vediamo un panorama geograficamente ampio di questi due indici di produttività per il solo anno 2021. La serie è ordinata in base al valore per ora lavorata. Ecco il grafico:

PIL ora lavorata e lavoratore 2021Come si vede l’Italia in questa classifica si posizione tredicesima, dopo tutte le principali economie europee ad eccezione della Spagna. Il valore del PIL per ora lavorata è di 42,4 euro e per lavoratore di 70.664 euro.

Si può notare come rispetto alla Germania (un paese normalmente considerato “produttivo”) la distanza dell’Italia in termini di produttività per lavoratore sia inferiore rispetto alla distanza in termini di ora lavorata. Nel dettaglio, la differenza è rispettivamente del -11,1% e del -28,1%. Una situazione simile è riscontrabile anche nei confronti delle altre principali economie dell’UE che sopravanzano l’Italia in classifica.

Se, nel confronto con altri paesi, il PIL per lavoratore in Italia è messo meglio rispetto al PIL per ora lavorata, significa evidentemente che nel nostro paese una persona occupata lavora in media più ore rispetto ai colleghi dei paesi citati in precedenza.

Ad esempio le ore lavorate per occupato nel 2021 in Italia sono state 1.668 contro le 1.349 della Germania o le 1.490 della Francia. E’ un risultato abbastanza sorprendente visto che in genere si è portati a pensare che gli italiani lavorino poco. Soprattutto con le recenti riforme del lavoro e le crisi economiche, molti sostengono che una gran parte delle persone tira avanti con “lavoretti” da poche ore; non è così, almeno non rispetto ad altri paesi con cui ci confrontiamo.

Questo risultato non è comunque positivo perché significa che in Italia si compensa una scarsa produttività oraria (che è comunque il parametro di riferimento più rilevante) facendo lavorare le persone di più.

Va detto che i risultati di alcuni paesi possono essere particolarmente elevati non solo grazie alla presenza di un’economia moderna ed efficiente, ma anche grazie a caratteristiche peculiari come la presenza di materie prime o normative fiscali favorevoli che attirano le aziende estere.

Inoltre, quando si valutano valori diversi di PIL bisognerebbe tener conto del diverso costo della vita nei vari paesi (cosa che sarebbe possibile usando appositi valori ma che in questo caso non è stato fatto).

Bisogna chiarire che anche se questo indice di produttività fa riferimento al lavoro umano, in realtà non è particolarmente correlato al fatto che i lavoratori siano più stacanovisti o più pigri, ma dipende piuttosto dal contesto produttivo.
Per fare un esempio: un contadino che zappa la terra a mano potrà anche lavorare fino a spezzarsi la schiena ma non sarà mai produttivo come un contadino che utilizza un grande e moderno trattore. Allo stesso tempo, anche se un contadino utilizza metodi moderni, i prodotti agricoli che tratta non sono particolarmente innovativi e può subire la concorrenza di molti altri paesi, riducendo i margini e quindi la produttività.

In definitiva la produttività dipende dal progresso tecnico nei processi produttivi e relativa organizzazione del lavoro e dalla capacità di innovare i propri prodotti. Ecco spiegato perché i paesi meno produttivi (e quindi più poveri) sono quelli che utilizzano sistemi di produzione poco moderni ed hanno prevalentemente un’economia basata sull’agricoltura (prodotti tradizionali a basso contenuto innovativo).

Vediamo ora un grafico per osservare come è variata la produttività oraria nel tempo in Italia e in alcuni altri paesi:

Prodotto interno lordo reale per ora lavorata in Italia e altri paesi (1970-2021)Si può notare come la produttività di Germania e Francia abbia avuto nel tempo un andamento abbastanza simile.

L’Italia ha mantenuto la propria produttività allo stesso livello di quella francese fino alla fine degli anni ‘70. Dai primi ‘80 è iniziato un rallentamento, peggiorato nella seconda metà degli anni ‘90 fino a diventare una vera e propria stasi a partire dai primi anni 2000. Da quel momento la produttività è praticamente invariata in Italia.

Il fatto che in Italia con la crisi covid del 2020 il numero delle ore lavorate sia calato in termini percentuali più di quanto sia calato il PIL, ha portato paradossalmente ad un leggero incremento della produttività.

La Spagna ha avuto una fase di stasi a partire da metà anni ‘90 ma è tornata a crescere nella seconda metà degli anni 2000 tanto che ormai non è poi così distante dall’Italia in termini assoluti, mentre la distanza relativa si era già ridotta in passato.

Da notare infine come un paese “emergente”, la Slovenia, abbia superato il livello di produttività del Portogallo già da diversi anni.

 


Fonti

I dati sulla produttività per lavoratore e per ora lavorata sono stati calcolati a partire dai dati del PIL nominale espresso in euro tratti dal sito AMECO sezione “Domestic product; Gross domestic product; At current prices (UVGD)”.

Dal PIL nominale è stato calcolato quello reale utilizzando l’indice deflatore “Price deflator (PVGD)” tratto dalla stessa sezione precedente. L’anno di riferimento è stato portato dal 2015 al 2021.

I dati sul totale ore lavorate sono tratti sempre dal sito AMECO sezione “Domestic product; Gross domestic product; Gross domestic product per hour worked; Total hours worked (NLHT)”.
I dati sul numero dei lavoratori sono stati ottenuti dividendo il dato precedente per il numero di ore lavorate per persona occupata, “Average annual hours worked per person employed (NLHA)”, tratti dalla stessa sezione precedente.

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